Edilizia sostenibile: materiali di riciclo e riciclaggio del cemento

La ripresa economica potrebbe essere significativamente stimolata da un intervento incisivo per accelerare la ristrutturazione e la costruzione di alloggi efficienti sotto il profilo energetico.


La Commissione Ambiente del Senato vede nell’edilizia sostenibile un input importante per la ripersa economica e a tale scopo, entro fine anno, deve essere preparata una ambiziosa strategia sull’economia circolare. Proprio sull’economia circolare la Commissione ha emesso una risoluzione che affronta un importante gruppo di temi: edilizia sostenibile, progettazione ecocompatibile dei prodotti, eco- innovazione, cicli produttivi corti, multipli e a cascata, green public procurement e recupero di materia, uso efficiente delle risorse e una tariffazione dei rifiuti in funzione delle quantità conferite in maniera indifferenziata.

Per la categoria degli edifici ecosostenibili la risoluzione cita “La realizzazione di edifici sostenibili e lo sviluppo della bioedilizia possono essere integrate nelle agevolazioni per la riqualificazione energetica degli edifici (ecobonus). Tali agevolazioni devono consistere in detrazioni di imposta delle spese sostenute e per essere produttive di effetti importanti devono essere confermate e stabilizzate per periodi di tempo lunghi. La misura dell'ecobonus ha determinato effetti positivi per il risparmio energetico, per l'ambiente, per la salute, l'economia e l'occupazione. Occorre da subito una nuova visione, che parta dalla riqualificazione/ristrutturazione della casa come singola unità immobiliare, coinvolgendo l’edificio, il quartiere per arrivare alla Città e al Territorio”.

“L’inserimento della proroga degli ecobonus nel Decreto di recepimento della direttiva Edifici a energia quasi zero, è stata una grande occasione, colta se non in minima parte, di rilancio della Rigenerazione e Riqualificazione urbana e del territorio, rappresentando l’anello di congiunzione, ora mancante, tra la Casa e gli interventi anche importanti "verticali" ma isolati, come la riqualificazione di unità immobiliari - il Piano Casa e e il Piano per le Città/Territorio sostenibili, attraverso interventi "orizzontali" di ristrutturazione urbanistica”.

Sempre secondo la risoluzione, gli interventi di efficientamento energetico sugli edifici comportano una riduzione dei consumi energetici nazionali e dunque una riduzione dei costi sull’acquisto di energia primaria dall’estero e il miglioramento della sicurezza energetica.

Studi di settore affermano che, mediamente, un edificio disperde il 60 per cento dell'energia immessa sia d'inverno per riscaldare che d'estate per raffreddare. Gli edifici rappresentano il 40 per cento dell'utilizzo finale di energia nell'Unione europea e il 36 per cento delle emissioni di CO2.
 
L’UE deve impegnarsi ad abbattere fino all’ 80% l’emissione interna di carbonio entro il 2050 rispetto al 1990 per  un’economia competitiva a basse emissioni.
Questo comporterebbe, oltre alla riduzione di costi tra  175 e 320 miliardi annui sui carburanti, una crescita importate del potenziale occupazionale.
Dunque un intervento deciso e mirato per stimolare la ristrutturazione e la costruzione di alloggi efficienti avrebbe conseguenze positive sull’economia europea.
 
L’Italia, assecondando la direttiva 2009/28/CEE, entro il 2020 ha l’obiettivo di ridurre del 20 % i consumi energetici e l’emissione in atmosfera. A tale scopo, la risoluzione suggerisce un audit pre-demolizione per individuare i materiali che possono essere separati per il riciclo e una selezione già in cantiere dei materiali riciclabili. Occorrerebbe anche aumentare il riciclaggio del cemento in edilizia.
 
Dal punto di vista della fiscalità ambientale, deve essere avvantaggiato l’uso di risorse ambientali rinnovabili e penalizzato quelle di fossili incisive sull’inquinamento e sul clima e “l'abolizione di tutte le esenzioni alle accise sui prodotti energetici; la rimodulazione delle accise sui prodotti energetici, a parità di aliquota media, con una componente proporzionale al contenuto energetico e una componente proporzionale alle emissioni climalteranti; l'eliminazione dalle componenti regolate delle tariffe dell'energia elettrica e del gas dei sussidi alle fonti fossili e dei sussidi incrociati a favore dei grandi consumatori e dei consumatori energivori; la riduzione dei sussidi agli impianti di generazione da fonti rinnovabili in misura del recupero di competitività determinato dalla riduzione dei sussidi alle fonti fossili”.

Un peso importate, nella risoluzione, viene data all’Imposta sul Valore Aggiunto, da rimodellare per agevolare manufatti con minima percentuale di materiali riciclato.
Inoltre, per ciò che riguarda i prodotti progettati per risparmiare e usare in modo efficiente le risorse occorre “sostenere a livello europeo l'adozione di un quadro legislativo specifico, coerente con gli obiettivi del pacchetto clima energia al 2030, volto a lottare contro l'obsolescenza programmata dei prodotti legati all'energia, in considerazione del fatto che le misure già adottate all'interno delle direttive 99/44/CE, 2005/29/CE e nel trattato sul funzionamento della UE non sono strumenti sufficienti a tutelare il consumatore e a garantire un uso sostenibile delle risorse”.

Per la progettazione ecocompatibile dei manufatti la risoluzione recita :“L'Eco-design – nota la risoluzione - è l'integrazione degli aspetti ambientali nella progettazione del prodotto al fine di migliorare le prestazioni ambientali del prodotto stesso durante tutto il suo ciclo di vita. Infatti, sarebbe controproducente concentrarsi sul miglioramento dell’impatto ambientale di un’unica fase del ciclo di vita, ad esempio il fine vita, pregiudicando la funzione d'uso del prodotto, se tale processo avesse come risultato l’ottenimento di un prodotto meno rispettoso dell'ambiente. Il miglioramento dell'impatto ambientale di una fase del ciclo di vita del prodotto non dovrebbe pertanto essere implementato prima di aver verificato se l'impatto ambientale globale sia influenzato positivamente. La piena sostenibilità di un prodotto può essere raggiunta se la sua progettazione per migliorare l'impatto ambientale complessivo sarà effettuata tenendo conto anche dell'uso dell'energia impiegata nella produzione del prodotto stesso, di quella impiegata per l'utilizzo funzionale del prodotto, e di quella a cui si fa ricorso nella eventuale fase di riparazione”.

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